Recensione / CELESTE AND JESSE FOREVER

febbraio 12th, 2013 | by Inchiostro
Recensione / CELESTE AND JESSE FOREVER
Cinema

di Silvia Piccone

Esce dal Sundance 2012 e non arriva in Italia Celeste and Jesse Forever, perla indipendente che parla d’amore in modo non convenzionale.
Los Angeles. Celeste e Jesse, sprovveduti innamorati fin dai tempi del liceo, giovanissimi sposi follemente convinti ed incoscienti, non stanno più insieme e quella che il disamorato comune mortale chiamerebbe “separazione in casa”, diventa un fantastico pretesto per raccontare una storia contemporanea che fa del misterioso confine amore-separazione un motivo di forza.
Sono affinità elettive che si attraggono e respingono in un gioco speciale di cuori infranti che non sanno ricostruirsi senza prima dolcemente distruggersi tra l‘accettazione e la rassegnazione di chi non vorrebbe, ma lascia andare perché ama.
C’è una sola certezza per Celeste e Jesse (oltre alla strabiliante quasi omonimia con i due innamorati di Linklater, anch’essi affezionati al Sundance): quella di essere i perfetti maestri della loro cerimonia, creatori di sogni  e di una relazione inventata ma di fatto viva ed intensa come la loro essenza di coppia, al profumo di complice carezza che si spande con prepotenza su tutto quanto si appresti, dopo il loro tocco, a trasformarsi in fraterno amore.
Un’ottima regia per il trentenne californiano Lee Toland Krieger che al Sundance aveva presentato anche il suo film del 2008 The vicious kind e che con la sua ultima fatica entra senza arroganza nella magica cine-camarilla indie, scegliendo protagonisti dalle bellezze sensualmente inusuali stretti in un amore ironico e doloroso sotto le note di una colonna sonora fresca ma all’occorrenza malinconica.  Rashida Jones nei panni della risoluta e romantica Celeste è la compagna ideale del sofferente Jesse (Andy Samberg), emblema dell’uomo anti-eroe divertente e sensibile, certamente amabile che non temendo la propria fragilità, la dichiara al mondo trasformandola in forza. C’è spazio anche per Elijah Wood, geniale ruolo secondario amico di Celeste, che non si tira indietro nell’assolvere la sua parte di consigliere fidato così come i restanti amici della coppia, tutti increduli e stupiti per una gestione tanto eccezionale di un rapporto consumato ma difficile da dimenticare.
Una camera a spalla rende ogni movimento tecnicamente e drammaturgicamente significativo, amplificato da un montaggio particolare per cui lo stesso soggetto, in alcuni momenti topici del film, viene inquadrato da diversi punti di vista e il susseguirsi delle immagini con il crescendo della loro potenza raggiunge climax inaspettati tradotti in epifanie sorprendenti con le quali ogni cosa si manifesta sotto la sua forma più pura. Una cine-coccola da gustarsi senza fretta.